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Influenza della funzione renale sugli effetti della rivascolarizzazione precoce nell’infarto non-STEMI

Non è noto se i pazienti con infarto del miocardio senza sopraslivellamento del tratto ST ( infarto non-STEMI ) possano ottenere benefici simili da una terapia invasiva precoce a diversi livelli di funzione renale.

In totale, 23.262 pazienti consecutivi con infarto non-STEMI, di età uguale o inferiore a 80 anni, sono stati inclusi in un registro nazionale di terapie coronariche nel periodo 2003-2006.

La velocità di filtrazione glomerulare stimata ( eGFR ) è stata calcolata mediante l’equazione derivata da Modification of Diet in Renal Disease Study ( MDRD ).

I pazienti sono stati divisi in gruppi trattati con terapia medica o invasiva in caso di rivascolarizzazione entro 14 giorni dall’ammissione in ospedale.

È stato osservato un gradiente, con un numero significativamente inferiore di pazienti sottoposti a terapia invasiva con il peggioramento della funzione renale: 62% con eGFR maggiore o uguale a 90 ml/min/1.73m2; 55% con eGFR da 60 a 89 ml/min/1.73m2; 36% con eGFR da 30 a 59 ml/min/1.73m2; 14% con eGFR da 15 a 29 ml/min/1.73m2 e 15% con eGFR inferiore a 15 ml/min/1.73m2 o dialisi ( P<0.001 ).

Dopo aggiustamento, la mortalità generale a 1 anno è stata del 36% più bassa ( hazard ratio, HR=0.64; P<0.001 ) con una strategia invasiva.

La grandezza della differenza nella sopravvivenza è risultata simile nei gruppi con funzione renale da normale a moderata.

La più bassa mortalità osservata con la terapia invasiva si è ridotta con il diminuire della funzione renale senza differenza di mortalità nei pazienti con insufficienza renale ( eGFR inferiore a 15 ml/min/1.73m2 ) o in quelli sottoposti a dialisi ( HR=1.61; P=0.15 ).

In conclusione, una terapia invasiva precoce è associata a una maggiore sopravvivenza a 1 anno nei pazienti con infarto non-STEMI e con insufficienza renale da lieve a moderata, ma i benefici diminuiscono se la funzione renale si abbassa e sono meno certi nei casi di insufficienza renale o di pazienti dializzati. ( Xagena2009 )

Szummer K et al, Circulation 2009; 120: 851-858


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